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Bogolan making - Fase 0

C’ERA UNA VOLTA

C’era una volta la città di San.
E c’è tuttora.
Si trova nell’area di Segou, nel Mali centro - meridionale.
Da qui, culla del bogolan, ha inizio la nostra storia.

Il bogolan, o meglio bogolanfini, è nato proprio nell’antica città di San, capoluogo del circondario omonimo.
Qui si crede abbia sede il cuore pulsante della produzione più pregiata di tale tessuto.
Detto ciò, potrai facilmente trovarlo in Burkina Faso, Costa d’Avorio e Guinea.
Ma attenzione, diffida dalle imitazioni - l’unico prodotto degno di questo nome ha origine maliane.

Bogolanfini é una parola della lingua Bambara, uno dei molteplici idiomi parlati in Mali.
Se vogliamo conoscere il significato della parola, dobbiamo scomporla nei suoi tre principali componenti:

BOGO = terra
LAN = con, per mezzo di
FINI = fango, terra

Il corrispettivo inglese ‘mudcloth’, letteralmente ‘panno al fango’, rende senz’altro bene ed in modo immediato l’idea di cosa stiamo parlando.
Un tessuto fatto di cotone sul quale vengono impresse diverse colorazioni grazie alla reazione di ingredienti naturali con il fango raccolto sulle rive del fiume Niger e fatto fermentare.
Il bogolan ha diverse grammature e ricorda i colori caldi della terra africana, dal color deserto, all’ocra, al mattone, sino al marrone scuro proprio del fango con cui si colora il panno originale.
Una tecnica di tintura 100% sostenibile che si rivela essere anche amica dell’ambiente.

Fino a qui tutto bene.

Il discorso si complica quando si abbraccia l’intero processo di filatura, tessitura, cucitura, colorazione, fissaggio, lavaggio ed essicatura al sole.
Un lavoro lungo e su vari livelli.

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